A Cori, piccolo borgo in provincia di Latina, vi è un antico palazzo appartenente alla famiglia Carpineti che presenta sulla facciata uno stemma con tre stelle, triade che nella tradizione araldica rappresenta le tre virtù: speranza, carità e fede. La peculiare forma a otto punte delle stelle, invece, è espressione dei concetti di fertilità, appartenenza alla natura e continuità del ciclo vita-morte.
Ed è proprio a questo stemma che si ispira la filosofia della famiglia Carpineti, pioniera della cultura vitivinicola improntata sul biologico e la biodinamica, e impegnata nella riscoperta dei vitigni e dei grani antichi del territorio. Pratiche che negli anni hanno acquisito sempre più valore grazie a una gestione pragmatica, e allo stesso tempo romantica, dell’azienda.
Infatti, con Paolo Carpineti, imprenditore di terza generazione della longeva attività di famiglia, i concetti di territorio e vino si uniscono a quello di arte aprendo un nuovo capitolo della storia dell’azienda.
L’esperienza nella tenuta Capolemole
Ho incontrato Paolo presso la tenuta Capolemole, durante la seconda portata del menù degustazione che viene servito al termine dell’experience Etere Premium. L’esperienza comprende la visita guidata della cantina e una degustazione di tre portate, rigorosamente con prodotti locali, abbinate a tre vini.

Prima di conoscerlo di persona, ho sentito parlare di lui durante la realizzazione di un progetto per la biennale d’arte ambientale di Seminaria Sogninterra che si svolge a Maranola. E anche questa volta l’arte è stata occasione di incontro e promotrice di nuove idee. Il progetto di Paolo, infatti, è ambizioso: andare oltre la convenzionale narrazione del turismo enogastronomico associando il concetto etereo di arte a quello materiale di terra, per offrire al visitatore un altro sguardo sul mondo agricolo.
A spasso con Paolo nella tenuta Antoniana
È nella tenuta Antoniana che si esprime la nuova vision di Paolo. Una riserva di quattrocentocinquanta ettari che conserva reminiscenze storiche di potenti famiglie del medioevo e di un paesaggio paludoso e inospitale, completamente diverso da quello odierno. Non a caso le sopravvissute testimonianze architettoniche del tempo portano singolari nomi che danno un’idea chiara dello scenario naturale dell’epoca. Ne sono un esempio la torre dell’Acquapuzza, che si erge su una collina e sorveglia la pianura sottostante, e il Castrum di Acquaputrida.
Adesso la tenuta Antoniana è un esempio autentico di recupero e innovazione che non si è mai distaccato dalle radici agricole di un tempo. Infatti qui, tra alberi di ulivi ultrasecolari, reintroduzione di grani antichi, colture messe a rotazione e pascoli abitati da mucche e capre, si è ridefinita la forma della vigna con il labirinto di vigna Limito, prima espressione creativa con cui Paolo ha inaugurato la nuova vision dell’azienda: fare del paesaggio agricolo una forma d’arte.

Limito, disegnato insieme al paesaggista corese Fernando Bernardi, è un esempio di land art in cui estetica e funzionalità dialogano. L’idea nasce da una suggestione che si lega a un ricordo d’infanzia, quello delle passeggiate nel vigneto del padre Marco insieme ai figli Isabella e Paolo. Con Limito si realizza il desiderio di camminare tra i filari. Per il visitatore passeggiare in questo labirinto verde diventa un’esperienza in cui immergersi, abbandonandosi ai profumi delle uve e facendosi condurre dalle sinuose onde che tracciano il percorso. Inoltre, la forma labirintica del vigneto permette di gestire al meglio il frutto e favorire la maturazione delle uve di Bellone, Abbuoto e Nero Buono disposte sui filari. In questo modo, il vigneto assume la forma di un luogo incantato offrendo un nuovo modo di osservare e vivere il paesaggio agricolo nel rispetto assoluto dell’ecosistema.
Un altro elemento di land art presente nella tenuta è l’altalena gigante Otium che, come in una visione onirica, svetta nel prato a pochi passi dalla fonte naturale di acqua sorgiva. L’artista a cui è stata commissionata l’installazione è il corese Alessio Pistilli che ha ricreato lo strumento ludico sinonimo di libertà nella cornice naturale incastonata tra i monti di Bassiano, Sermoneta e Sezze. Con i suoi 7 metri di altezza, l’opera celebra l’arte del riposo e della rigenerazione in uno spazio sconfinato dove farsi cullare e liberare la mente, in bilico tra il cielo e la terra.

L’installazione è anche un omaggio al logo di Carpineti con l’ovale che incornicia l’altalena e gli elementi delle tre stelle che andranno a completare l’opera in futuro.
Il futuro della tenuta Antoniana
Questo è solo l’inizio di una nuova storia tutta da scrivere tra vigneti e arte. La tenuta Antoniana, infatti, potrebbe diventare in futuro luogo di incontro per artisti che desiderano farsi ispirare dal paesaggio circostante per la creazione di installazioni artistiche in dialogo con l’ecosistema del parco.

