50 anni di Stenta. Ecco com’è nata la Palleciotta

Morbida, succulenta, voluttuosa. Sulla sua carta di identità è bionda, ma ha una gemella mora. È nata a Gaeta e non ha alcuna intenzione di andarsene. Ha 30 anni, ma sembra sempre una ragazzina. Segni particolari: sorprendentemente croccante! Molti hanno provato a copiarla, ma nessuno ci è riuscito con successo. Di cosa sto parlando? Della Palleciotta, naturalmente! Alla vigilia delle celebrazioni per il mezzo secolo di Stenta, ho deciso di parlarvi di un altro anniversario altrettanto importante, quello della pastarella gaetana per antonomasia. La Palleciotta, infatti, compie 30 anni. Una figlia della pasticceria Stenta, di cui non tutti conoscono l’origine, che merita un approfondimento particolare. E chi meglio dei suoi creatori poteva spiegarmi la nascita del dolce più amato di Gaeta?

Mi sono recata, quindi, nella prima sede di Stenta a Corso Italia, dove tutto è nato. Ad aspettarmi ho trovato il signor Damiano con la moglie Rosa che mi hanno gentilmente dedicato alcuni minuti del loro tempo. Mi siedo al tavolino della pasticceria e, distratta dalla vetrina dei dolci che mi si apre davanti, cerco di ritrovare la concentrazione. Accendo il registratore e inizio con la domanda di rito: “Com’è cominciato tutto?”. “Tutto è iniziato come iniziavano le attività di una volta, con tanta gavetta”, mi racconta il signor Damiano. Infatti, a dispetto di quello che si potrebbe pensare di un’attività così longeva, il primo Stenta a mettere le fondamenta di questa pasticceria è stato proprio un giovane Damiano. Nel 1969, dopo aver accumulato dieci anni di esperienza in altre pasticcerie, apre il suo primo punto vendita, quello dove ci troviamo ora. Adesso la pasticceria è una realtà familiare dove a tenere le redini sono il suo fondatore con la moglie Rosa e i loro due figli. Ma non solo. Stenta, infatti, è un prezioso esempio di realtà commerciale locale, dato che può vantare un corposo staff che si divide tra i due punti vendita.

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Origini della Palleciotta di Stenta.

Ma veniamo all’altra protagonista dell’intervista: la Palleciotta. Una creazione originale “nata sul suggerimento del libro dello scrittore Cesarale – come mi spiega il signor Damiano – che narrava, sotto forma di racconto satirico, le storie di personaggi contemporanei riportandole ai tempi dei Borboni”. È dentro un passo di questo racconto che per la prima volta si pronuncia il nome di “Palleciotta“. Una metafora caricaturale di un personaggio di quel periodo che è diventata una sublime delizia per il palato. A un certo punto del racconto, infatti, si narra di come tutti i bambini andassero a mangiare questo dolce da Stenta.

Ma come è fatta la Palleciotta?

La Palleciotta è un bignè ripieno di crema al gianduia e nocciole intere tostate, ricoperto da una fondente crema allo zabaglione e decorato con un motivo a griglia fatto con il cioccolato. Un dolce inconfondibile che vanta anche una versione scura con il ripieno allo zabaglione. Come dicevo all’inizio, molti hanno provato a clonarla, ma senza riuscirci. La ricetta e il marchio erano soggetti a copyright e, anche se adesso non è più così, è difficile che la sua autentica prelibatezza possa essere riprodotta.

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Una fama che varca i confini regionali.

La Palleciotta della pasticceria Stenta è conosciuta in tutta Italia. Molti turisti arrivano a Gaeta per assaggiare la famosa pastarella, e anche la Stampa di Torino ha dedicato alcune righe al godurioso bignè.

Progetti futuri? “Ora spetta ai miei figli. Chissà, magari un’altra Palleciotta! Io li lascio fare e starò a guardare.”