Hangover: cronaca di una sbornia

La nascita dell’Hangover può essere accomunata a quella delle patatine fritte. La storia racconta che le prime patatine fritte, sottili e croccanti come le conosciamo oggi, siano state create da un cuoco di nome George Crum per sfida, quasi per dispetto, nei confronti di un cliente che aveva criticato quelle servite precedentemente perché troppo spesse. Questa volta il cliente le trovò così deliziose che Crum decise di aprire un locale tutto suo dove servire le leggendarie patatine. Anche l’Hangover, birreria che ha ospitato il tap takeover del Birrificio Pontino, è nato un po’ per sfida. Una sfida lanciata e colta da Maurizio e Domenico: entrambi gestori di altri due locali e appassionati di birre, entrambi capelloni, entrambi generatori di tracklist schitarranti come Hendrix comanda. Al loro fianco, a  completare la squadra, ci sono Davide – intenditore di birre e abile intrattenitore – e Vitaly in grado di preparare “cure post sbornia”e fagiolate da far resuscitare Bud Spencer.

Hangover: il principio.

L’idea dell’Hangover nasce ufficialmente a maggio del 2017 – come ci spiega Maurizio – dopo aver proposto quasi per scherzo, a un entusiasta Domenico, di aprire una birreria. Ma il progetto di creare a Gaeta un punto d’incontro dove accompagnare le persone alla scoperta del frastagliato universo delle birre artigianali aleggiava nell’aria già nel 2016. È Davide a raccontarci il percorso che inizia dal The Dutch, storico pub della città a conduzione familiare gestito da Maurizio, tra i primi a proporre una varietà di birre che esulasse dalla solita chiara tedesca. “L’idea iniziale era quella di aprire un beershop, cioè un locale per la vendita e non la somministrazione di alcolici, nella fattispecie di birre. Volevamo portare a Gaeta tante etichette nuove e cercavamo un posto dove aprire l’attività, ma i costi erano esorbitanti”. Il tempo passa e Davide parte per Milano dove gli viene offerto quello che tutti i trentenni del XXI secolo bramano fortemente: la sicurezza di un posto fisso e un contratto a tempo indeterminato. Ma le sorprese sono dietro l’angolo e a inizio 2017 Maurizio avvisa Davide che il locale c’è. Parte così un vero e proprio corteggiamento da parte di Maurizio che lo vuole fortemente nella squadra. Dopo i primi tentennamenti Davide accetta, convinto dal fatto che importare a Gaeta un modello di birreria del genere sarebbe stato un successo. Intanto la squadra Maurizio-Domenico è alle prese con la creazione del locale e con la scelta del nome. Dopo averne scartati molti, illuminante è un viaggio verso Roma: fumata bianca per “Hangover”.

La missione: educare a bere birra di qualità.

Dopo questa puntualizzazione torniamo a noi. Per offrire il miglior servizio possibile ai propri clienti Maurizio, Domenico e Davide si sottopongono a un duro ed estenuante lavoro: scovare i migliori birrifici del territorio italiano per promuovere un prodotto nostrano, e bere tanta, ma tanta, birra. Come ci racconta Maurizio: “La birra artigianale italiana ha fatto un grande salto di qualità e sta raggiungendo i livelli della birra statunitense. L’Italia sperimenta tantissimo anche perché a livello territoriale offre molto. È giusto che  una nazione come la nostra che offre così tanto dal punto di vista culinario, si riproponga di offrire altrettanto nella creazione della birra”.

Una missione, quella dei ragazzi dell’Hangover, che cresce con i loro clienti. Il prossimo passo sarà far conoscere e degustare birre più complesse. E chissà, magari un giorno aprire un birrificio tutto loro.