Incontro Giorgia, proprietaria del bistrot Scirocco, in un bar in centro a Gaeta. Prima di iniziare la nostra chiacchierata mi prega di sederci al sole, che le è tanto mancato a Londra. Giorgia infatti, nove anni fa, oltre al caldo sole dell’Italia, ha salutato la sua famiglia e gli studi in Economia per buttarsi in un’avventura rischiosa, ma eccitante. “Non mi chiedere come mi è venuta la cosa della cucina perché non lo so – esordisce schiettamente – però a casa mia c’è sempre stata la cultura del mangiare. La domenica facciamo la pasta in casa, giovedì solo gnocchi, quindi abbiamo sempre cucinato e abbiamo sempre mangiato con piacere”.
Dalla dimensione casalinga, Giorgia decide di ampliare il suo sapere studiando. Intraprende un percorso formativo ed entra a far parte della Federazione Italiana Cuochi. Ma non sarà il nostro paese a regalarle le soddisfazioni cercate. Dopo aver collezionato diverse delusioni, Giorgia ripone tutte le sue speranze in un biglietto aereo per l’Inghilterra. Prima tappa, una cittadina del Kent dove lavora in un ristorante italiano. Qui Giorgia trascorre otto mesi intensi intervallati da sporadiche pause. Sarà proprio una di queste pause che le regalerà l’occasione della vita. Durante una giornata passata a Londra ad assaporare i gusti multietnici dello street food, entra nella panetteria-pasticceria di Yotam Ottolenghi – rinomato chef, scrittore e proprietario di diversi ristoranti a Londra, di origine italo-israeliana -. Estasiata dalla varietà e dalla bontà dei piatti, Giorgia decide di candidarsi per una posizione nel ristorante NoPi che Ottolenghi stava per aprire. “Mandai il curriculum e mi rispose l’executive pastry chef del locale Sarit Packer proponendomi un colloquio. Alla domanda cosa ti piace cucinare io risposi: le lasagne! cosa ti può rispondere un’italiana? – mi racconta sorridente Giorgia – e lei mi disse di sì e mi prese”. Un legame speciale la lega a Sarit e al marito Itamar, anche lui chef: “Non sono stati solo i miei datori di lavoro, sono stati i miei genitori a Londra. Lì è facile perdersi, loro mi hanno fatto crescere, mi hanno consigliato”.

Nel ristorante NoPi, Giorgia viene a contatto con una varietà di profumi, sapori e tradizioni provenienti dalla cultura israeliana, malesiana e giapponese. “Ho iniziato a conoscere delle spezie, dei sapori, dei gusti diversi da quelli a cui noi siamo abituati, e me ne sono innamorata!”. Dopo aver avviato NoPi, Sarit e Itamar decidono di aprire un locale tutto loro chiamato Honey & Co. Durante un pranzo lì, un’esposizione di torte e dolci assortiti, spezie variegate e profumi mediorientali rapiscono l’attenzione di Giorgia, tanto da chiedere alla sua ex datrice di lavoro di collaborare con lei e abbandonando, così, il porto sicuro presso lo chef-filosofo Ottolenghi. Giorgia si butta, di nuovo. I sapori del Medio Oriente l’hanno stregata e lei ha fame di imparare, di conoscere. Infatti non sbaglia: nel giro di pochi anni i due ristoratori aprono altri tre locali e, da un piccolo laboratorio che condivide con altri tre colleghi, Giorgia spiega le ali e diventa la responsabile della pasticceria dei tre locali. Da giovane italiana cresciuta nel precariato, Giorgia mi dice – con l’espressione di chi, ancora, non nasconde la sorpresa – :“Mi pagavano anche! In Italia chi ti paga per un lavoro che comprende anche una formazione?”.

Da questo inaspettato e fortunato incontro sono passati nove anni. Poi, un vento caldo, profumato di zafferano e spezie, l’ha portata di nuovo nella sua Gaeta. Adesso è arrivato il momento di cominciare una nuova avventura, ma questa è un’altra storia che presto vi racconterò.

