I dolci della tradizione: la ciammella gaetana

Le ciammelle di Gaeta non sono né delle ciambelline e neanche dei bignè, come invece si potrebbe intuire dal nome dialettale e dalla forma. Questi misteriosi dolcetti, originari del quartiere Elena dal quale prendono anche l’appellativo di elenesi, oggi sono quasi del tutto sconosciuti anche ai gaetani stessi. Ma nei primi anni del ‘900, se non anche antecedentemente, la ciammella era una leccornia tipica del periodo natalizio, o più in generale, dei giorni di festa.

La sua particolare consistenza forse non appagherà i palati moderni, abituati a cibi più morbidi e friabili. La ciammella, infatti, è un dolce povero fatto con ingredienti di facile reperibilità ed economici, quali la farina, l’olio d’oliva e le uova che conferiscono all’impasto una struttura asciutta e un gusto neutro. La golosità della ciammella arriva nella seconda parte della preparazione, quando viene immersa nel “naspro”, una glassa aromatizzata con il limone. Il contrasto tra la consistenza schietta dell’impasto e la scioglievolezza fondente della glassa rendono questo dolcetto sorprendente ad ogni morso.

Se volete riprodurle a casa ecco una delle ricette che potete seguire (ognuno apporta delle modifiche e non saprei dirvi se questa sia quella originale).

Ingredienti e procedimento

  • Impastate 4 uova, 2 tuorli e 2 cucchiai di olio di oliva con la farina fino ad ottenere un impasto morbido da maneggiare.
  • Prendete dei pezzetti di impasto e formate dei piccoli rotoli lunghi, tagliate dei pezzi e formate delle ciambelline strette.
  • Posatele distanziate in una teglia e mettetele nel forno preriscaldato a 250° fino a quando prendono colore.

Preparazione del naspro

  • Mettete in una pentola 700 grammi di zucchero con un decilitro e mezzo d’acqua e una spolverata di zeste di limone. Fatelo andare a fiamma bassa fin quando non si forma una glassa bianca.

A questo punto, quando il naspro si è raffreddato, mettete le ciammelle (fredde mi raccomando) direttamente nella glassa e mescolatele. E voilà, il gioco è fatto! Vi consiglio di gustarle con un buon caffè o con un tè caldo amaro così da smorzare la dolcezza del naspro, e conservarle in una scatola di latta per evitare che si induriscano troppo.