Gaeta nasconde tesori inaspettati, particolari preziosi che si mimetizzano con la quotidianità di tutti i giorni. Il Piccolo museo del vino è uno di questi.
Questo museo all’aperto nasce dalla collaborazione dei volontari di AbbelliAmo Gaeta insieme ai proprietari di alcune attività della città che hanno fornito gli antichi strumenti con i quali veniva fatto e conservato il vino. Incastonato nel vico 2 di via Indipendenza, in pochi metri raccoglie anni di storia e tradizioni, riportando alla mente usanze e modi di vivere per noi ormai desueti, ma ricchi di fascino.
Entrando nel vicolo, in alto sulla sinistra, si nota un ramo di mirto che stava a significare che all’interno del vicolo c’era un contadino pronto a vendere il vino.

Sulla parete di destra è possibile vedere l’anello dove si legavano gli animali da soma. Come si legge sul pannello informativo, questi erano fondamentali per l’economia dell’epoca borbonica, tanto da essere anche tassati. Nelle case dei contadini, fino agli anni ’60, l’asino era accolto come un membro della famiglia. Spesso veniva messo al riparo dentro casa contribuendo a scaldare l’ambiente durante gli inverni più rigidi. Su questo animale gravava il lavoro di un’intera giornata che terminava con una processione di asinelli che scendeva dal Colle e attraversava la città passando per il corso principale di Gaeta, l’attuale corso Cavour.

Sempre sulla parete destra è possibile ammirare un vecchio torchio e una botte con i quali veniva fatto e conservato il vino. Attrezzi che profumano di memoria e che, collocati in una Gaeta contemporanea, regalano ricordi di vite passate.


