La mia esperienza da Tredici. Tutti i sapori del mare in una rosetta

A volte non c’è bisogno di raccontare una storia: quello che appare è l’essenziale. E se pensate che “l’essenziale sia  invisibile agli occhi”, dovrete ricredervi.

Per raccontarvi la mia esperienza da Tredici non ho intervistato nessuno. Non ce n’è stato bisogno. Ho solo osservato e mangiato. Quello che ho visto è stata tanta intraprendenza, emozione, un pizzico di inesperienza, capacità e divertimento nel fare ciò che si ama. Tredici è un locale giovane, sia per l’apertura recente, sia per l’età dei proprietari e dei dipendenti, sia per lo spirito. Cavalca l’onda della nuova tendenza culinaria che vuole i sapori del mare racchiusi in un panino da passeggio (che sia una rosetta o una tartaruga); la ricchezza degli ingredienti – sempre freschi e stagionali, alla portata di tutti – sfatano l’idea del piatto di pesce pettinato e costoso.

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Tredici è entrato a far parte del cerchio magico dei locali più di tendenza situati in piazza Sebastiano Conca, a Gaeta medioevale. Le sue misure modeste non sono un problema (può contare su una pedana posta in una rientranza della via), il servizio è veloce e l’apparecchiatura essenziale. L’approccio è contemporaneo e nudo di orpelli, perfetto per chi vuole stare a tavola a fare due chiacchiere, giusto il tempo di mangiare un tagliere o un panino accompagnato da un bicchiere di vino, di birra, o perché no, da un drink. A proposito di mangiare, veniamo all’offerta gastronomica e alla mia personale esperienza da Tredici.

La cucina del locale è aperta dalle 19.00 alle 23.00, io e la mia amica siamo arrivate verso le 22.30. Appena sedute il cameriere ci ha chiesto se volevamo optare per l’offerta di montagna o quella di mare. Noi, incuriosite dal menù sulla lavagna di benvenuto, abbiamo scelto a occhi chiusi l’offerta di mare. Tra i panini e i taglieri di crudo con un panino in versione mini, abbiamo optato per la rosetta originale. Al momento dell’ordinazione, il cameriere ha dimostrato di avere davvero molta pazienza elencandoci più volte le strabordanti farciture delle rosette, e strappandoci un sorriso. Alla fine, nell’indecisione tra un panino con polpo rosticciato, lime, stracciatella di bufala e pomodori secchi, e uno con mazzancolle scottate, guanciale croccante, crema di piselli e aceto balsamico, abbiamo optato per il secondo. Me-ra-vi-glio-so! Gli ingredienti si amalgamano a perfezione, e per chi storce il naso davanti all’accoppiata guanciale- mazzancolla dovrà ricredersi. La sapidità della carne dà corpo anche al crostaceo più delicato. Unica pecca: una mazzancolla non era stata pulita bene dall’intestino. Nonostante questo, il panino è stato davvero soddisfacente, sia per il palato che per lo stomaco. Tutto al prezzo di 8 euro più un calice di vino.

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Alla fine il nostro cameriere-eroe ci ha offerto anche un limoncello e un amaro, ma l’abbiamo dovuto bere tutto in un sorso perché era venuto il momento di lasciare spazio ai giovani. Dietro di noi, infatti, orde di ragazzi si stavano accalcando per prendere posto sulla pedana, ormai libera dai tavoli, e iniziare la loro serata. Mentre noi, rassegnate 31enni, abbiamo lasciato loro lo spazio terminando, così, la nostra serata. Ma non consideratelo un triste epilogo, noi quella sera abbiamo fatto Tredici!